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COVID-19 e solitudine

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Il Covid-19 ha provocato la perdita di molte cose nella vita delle persone: posti di lavoro, sicurezza, routine… 

Oltre a lottare contro il virus molte persone si trovano a dover affrontare la solitudine che deriva dalle regole di restrizione sociale che ci vengono imposte per preservare la salute pubblica.

La solitudine tuttavia è una minaccia emergente per la salute psicologica.

Molte voci di spicco, tra cui l’American Psychological Association, hanno espresso serie preoccupazioni circa l’impatto delle misure restrittive sui sentimenti di isolamento sociale e solitudine.

Anche prima della pandemia, la solitudine era riconosciuta come un importante fattore di rischio associato a cattive condizioni di salute, depressione e mortalità prematura. 

Con le restrizioni a cui oggi siamo ci si aspetta che la solitudine aumenti, in particolare tra i gruppi vulnerabili.

Due nuovi studi portati avanti nel Regno Unito e negli Stati Uniti hanno esaminato la relazione tra lockdown e solitudine.

I risultati dei due studi mettono in evidenza che chi maggiormente percepiva una sensazione di solitudine e percezione di isolamento erano i più giovani.

I single di vecchia dati sembravano non risentire più di tanto delle restrizioni alla vita sociale, soprattutto nella popolazione Statunitense.

Perché i giovani soffrono più la solitudine degli anziani?

Si potrebbe pensare che, con tutti i dispositivi elettronici a portata di mano, la solitudine sia l’ultima cosa di cui i giovani possano soffrire.

Si potrebbe allo stesso modo presumere che se sei virtualmente connesso tramite social media, e-mail o messaggi di testo, in qualche modo tu sia protetto dalla solitudine. 

Ma questo è vero solo in parte.

Ciò che conta quando si tratta di solitudine è la qualità delle tue connessioni con le persone. 

La tecnologia a volte può essere una connessione di qualità ma spesso non lo è affatto.

Il tipo di conversazioni che si ha tramite testo è qualitativamente diversa dalle conversazioni che hai di persona quando puoi sentire la voce di qualcuno, capirne il tono, vederne la mimica e il non verbale.

Tra tecnologia e solitudine esiste un collegamento reale: diverse ricerche recenti dimostrano che il tempo passato sui social non allevia la nostra sensazione di solitudine, anzi la incrementa.

Le persone che si sentono meno sole sono quelle che vivono un maggior numero di relazioni personali faccia a faccia

Ecco perché le connessioni virtuali non servono ad alleviare la sensazione di isolamento e solitudine neanche in tempo di covid.

Ma perché i single di vecchia data non soffrono la solitudine?

La fascia di popolazione più anziana, non è ancora così assorbita dalla vita online e sembra coltivare maggiormente rispetto ai giovani le relazioni vis à vis.

Inoltre i single più anziani sembrano aver sviluppato una capacità di adattamento e compensazione per le situazioni di isolamento sociale, si abituano a cercare opportunità di socializzazione, quindi hanno forti reti sociali concrete attorno alle quali costruiscono tipicamente la loro identità.

Pertanto, anche in mezzo a critiche, pregiudizi o isolamento sociale, è meno probabile che un improvviso cambiamento di vita influisca sulla percezione che hanno di se stessi e, di conseguenza, sul loro livello di felicità.

In altre parole sono le relazioni reali, coltivate di persona a costituire un fattore protettivo nei momenti di difficoltà.

La solitudine in effetti è una sensazione più che una situazione concreta.

Ci si può sentire soli in un locale affollato, all’interno di una relazione, in ufficio o a scuola.

Non è la quantità di relazioni che si hanno a farci sentire meno soli ma la qualità e in questo senso i vari social forniscono tanti collegamenti ma nella stragrande maggioranza superficiali.

Nomi e foto su cui non siamo certi che potremmo confidare, in un momento di sconforto o in un’emergenza da risolvere.

Cosa fare?

Alla fine, l’unico vero rimedio alla solitudine, è l’incontro reale con persone reali.

I social non devono essere il fine ultimo ma un mezzo per costruire legami.

Purtroppo le condizioni di vita a cui oggi ci vediamo sottoposti, ci rendono difficile coltivare quello che è la cosa più importante per il nostro benessere psicologico: il contatto umano.

Se ti trovi a sperimentare difficoltà nel fronteggiare la pandemia, il continuo intercedere di DPCM che dettano le regole della nostra vita sociale e la sensazione di solitudine e isolamento, leggi il libro che ho scritto a quattro mani con la Psicologa e Psicoterapeuta Elena Grassi.

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Buona lettura…sperando di aiutarti in questo periodo storico che non eravamo pronti sicuramente a vivere.